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Altra smentita ai catastrofisti PDF Stampa E-mail
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Global WarmingL'Oceano Pacifico sta deludendo Al Gore e i suoi seguaci: si sta via via raffreddando. E così il Montana, dove il clima non è così rigido in ottobre dagli anni '70. E poi l'Idaho, dove il raccolto delle sue mitiche patate è a rischio per una gelata che non si vedeva da 25 anni. Che cosa è successo al Global Warming, si chiede dall'Europa la BBC, una Tv che non è mai stata tra quelle "scettiche" nel caricare l'uomo di questa presente generazione, della abnorme responsabilità di portare il globo all' autocombustione?

Il dubbio che qualcosa non stia andando secondo i piani del Nobel del Clima sta nei termometri. L'anno con la temperatura più alta continua ad essere il 1998, visto che anche il 2008, dopo il 2007, si è confermato tiepidino assai. Negli ultimi 11 anni, mentre i gas serra ai quali dovrebbe essere connesso il riscaldamento del pianeta sono continuati a crescere copiosi, non è stato verificato alcun incremento nel clima reale. Riprendono così voce i critici, cioè coloro che guardano più a1 sole e ai cicli naturali delle temperature oceaniche per cercare di capire e interpretare i trends, sottraendoli alle esigenze della correttezza politica che punta il dito contro l'uomo.

I CICLI NATURALI
Negli ultimi anni, il Pacifico ha perso progressivamente calore e sta dando segni concreti di raffreddamento. Stando alle ricerche condotte dal professore Don Easterbrook della Western Washington, University, secondo il quale c'è correlazione tra oceani e temperature, esistono cicli naturali in cui si alternano caldo e freddo: queste oscillazioni hanno un nome scientifico (PDO, Pacific decadal oscillation) e durano all'incirca due o tre decenni. Infatti, per tutti gli anni Ottanta e Novanta la tendenza è stata alla crescita del calore nel mondo, ma ciò è avvenuto dopo la fase di Global Cooling o Raffreddamento Globale, che durò all'incirca tra il 1945 e il 1977 in parallelo con il precedente ciclo di basse temperature dell'Oceano Pacifico. «La fase attuale di PDO orientata al freddo» ha detto Easterbrook alla BBC, «ha rimpiazzato il precedente andamento caldo nelle acque dell'oceano, virtualmente assicurandoci che siamo in un periodo di circa 30 anni di raffreddamento globale».

Anche sull’altro fattore considerato centrale sulle sorti climatiche del pianeta, l’influenza del sole, gli scienziati non sono d’accordo, e ciò rafforza in generale la posizione degli scettici: se non c’è unanimità sui dati, perché la filosofia algoriana sostiene di aver raggiunto una certezza che non c’è? Secondo la quasi totalità delle ricerche, il 98% del calore che abbiamo sulla terra deriva dal sole: di per sé, questo è già un dato che marginalizza il ruolo degli essere umani. Dalla Royal Society inglese, però, sono stati condotti recentemente degli studi tesi a dimostrare l’assenza di correlazione tra sole e caldo sulla terra: i ricercatori, tra cui Piers Forster dell’Università di Leeds, hanno calcolato le emissioni solari e l’intensità dei raggi e hanno comparato questi fattori stabili con il grafico crescente del riscaldamento degli ultimi decenni (che, come notato sopra, si è però fermato in realtà 11 anni fa). «Il riscaldamento non può dunque essere dovuto all'attività solare», ha concluso Forster, che fa parte dell'Intergovemmental Panel on Climate Change - UPCC) dell'Onu, che spartì nel 2007 il Nobel con Al Gore sostenendo la tesi del global warming causato dall'uomo. Ma un altro scienziato del sole, Pier Corbyn di Weatheraction, una società specialìzzata nelle previsioni di lungo termine sulle temperature, dissente dalla semplicistica conclusione di.Forster.

LE PARTICELLE SOLARI
La sua tesi è che le particelle solari hanno un impatto sulla terra che è molto più ampio di quanto sia accettato finora dal consenso degli studiosi, al punto che sarebbero la causa praticamente totale di ciò che succede ai nostri termometri. Alla fine del mese, Corbyn presenterà i risultati delle sue ricerche alla comunità scientifica internazionale durante un convegno a Londra, convinto che la sua scoperta cambierà i toni della discussione tra gli scienziati, di fatto riducendo ai minimi termini il ruolo dell'attività umana sul calore in terra.

Il dibattito insomma è tutt'altro che concluso in accademia, mentre la cronaca, dispettosa, fornisce elementi polemici agli scettici praticamente in ogni stagione. Il servizio meteorologico nazionale Usa ha appena rilevato che il freddo a Kalispell, in Montana, ha superato, per i primi giorni di ottobre, il record che resisteva dal 1987 (5 gradi Fahrenheit contro i 16 di allora). A Missoula i 10 gradi del week end non si vedevano da l36 anni. E non parlate di global warming ai contadini di Townsend e di Bozeman nell'Idaho, lo stato delle patate: per il gelo inaspettato d'autunno; il raccolto è andato già quasi tutto perduto.

New York, Glauco Maggi – Libero – 14/10/2009

 

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