| Ambientalisti ed ottusità |
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Apprezziamo sicuramente gli sforzi di tutti coloro che si danno da fare per divulgare una giusta cultura per il rispetto dell’ambiente. Riteniamo che il volontariato – tutto il volontariato, non solo nel settore ambientale – sia sempre encomiabile. Siamo consapevoli che molte cose sono cambiate in meglio anche nel nostro Paese grazie al lavoro di gruppi ed associazioni. Non sopportiamo però gli atteggiamenti propagandistici e sempre poco disinteressati di coloro che diffondono pseudo-verità prive di qualsiasi forma di obbiettività. Coloro insomma che vorrebbero mettere il cosiddetto “ambiente” sotto una campana di vetro da guardare ma non toccare. Non sopportiamo nemmeno l’atteggiamento ottuso di tutti coloro che non ragionano con la propria testa e si fanno condizionare da capipopolo in maglietta gialla. A questo proposito raccontiamo un episodio significativo che abbiamo vissuto in prima persona. Autunno 2006, siamo in vacanza in una piccola isola del Mediterraneo nota per le sue acque cristalline e per essere una delle ultime zone del nostro mare dove depongono le uova le tartarughe. Conosciamo l’isola da molto tempo per esserci stati alcune volte nel corso degli ultimi quindici anni. Anni fa l’isola non era frequentatissima dal turismo e sicuramente non esisteva una cultura del rispetto ambientale. Molte zone bellissime ed ancora veramente “naturali” rischiavano di essere compromesse dalla classica lottizzazione selvaggia, dalla crescita di strutture e servizi turistici senza adeguata pianificazione e controllo ma anche a causa dei notevoli problemi riguardanti lo smaltimento dei rifiuti. Adesso le cose sono cambiate e nella famosa spiaggia dove depongono le uova le tartarughe sono presenti presidi costanti di una associazione ambientalista.
Durante l’estate si alternano in questi presidi molti volontari che, oltre a monitorare e proteggere le attività delle tartarughe, sono di fatto diventati i padroni assoluti della piccola spiaggia sempre affollatissima di turisti. Come abbiamo già detto, riteniamo encomiabile la loro attività di protezione della zona però riteniamo francamente intollerabile il loro atteggiamento da “sceriffo” con il dito costantemente sul grilletto della pistola che, nonostante la loro estrazione pacifista, vorrebbero avere nella fondina. Pistola che ovviamente servirebbe per far ragionare, in modo molto pacato, tutti coloro che non si adeguano alle direttive dell’organizzazione che, come abbiamo potuto appurare, è gestita utilizzando manuali sulle tecniche di persuasione provenienti direttamente dalle scuole dei commissari politici di sovietica memoria. Torniamo però all’episodio che vogliamo descrivere.
La spiaggia è molto bella, la sabbia bianca e l’acqua davvero cristallina. Ci sistemiamo in un angolo, stendiamo due teli e poi facciamo quattro passi per esplorare la zona. Andiamo a vedere da vicino l’area recintata nella quale sono state deposte le uova dalle tartarughe. A fianco del recinto è presente un gazebo sotto il quale si riparano all’ombra alcune persone. La maggior parte sono abbastanza giovani, chiaramente volontari. Tutti indossano la maglietta dell’organizzazione. Tra loro spicca una signora di mezza età reduce da un bagno che, con aria da strafiga e pose plastiche, si asciuga i capelli al vento. Altre persone si sono raccolte come noi intorno al recinto e tutti chiedono informazioni sulle tartarughe e sulle uova deposte. Nessuno è però in grado di fornire risposte precise e la strafiga fa discorsi generici e propagandistici sulla salvaguardia dell’ambiente. Qualcosa tipo poesia imparata a memoria. Lasciamo perdere e torniamo al nostro angolo per trascorrere in relax la giornata.
Il giorno successivo decidiamo di tornare in quella spiaggia. Siccome non sopportiamo il rumore ed il fumo dei ciclomotori che affollano la strada che dal paese conduce alla spiaggia, non seguiamo l’esempio della maggior parte dei turisti e ci muoviamo con il comodissimo bus che fa la spola tra i diversi punti dell’isola. E non capiamo le ragioni per le quali questo servizio non è pubblicizzato e consigliato anche dall’associazione ambientalista! Arriviamo in prossimità della spiaggia e scendiamo verso il mare. L’angolo del giorno precedente è ancora libero e prendiamo posto. Deponiamo la borsa e stendiamo i teli da mare. C’è vento quindi prendiamo alcune piccole pietre che spuntano dalla sabbia e le deponiamo agli angoli dei teli. Sottolineiamo che non andiamo a cercare pietre per tenere fermi i teli ma semplicemente prendiamo quelle che sbucano dalla sabbia esattamente nel punto in cui ci siamo stesi. La nostra operazione causa quindi a queste pietre uno spostamento massimo di dieci centimetri.
Come se fosse scattato un allarme, in pochi istanti siamo circondati da un gruppo di quattro addetti dell’associazione con maglia gialla che raccolgono i sassi che avevamo deposto sui nostri teli e li buttano poco distanti, insieme ad altre pietre ammassate. Rimaniamo perplessi e chiediamo spiegazioni. Con tono assolutamente arrogante ci viene detto che non si possono spostare i sassi e ci invitano a leggere i regolamenti della zona affissi sulla sommità della collina. Inutile sottolineare che non abbiamo spostato nessun sasso in modo apprezzabile dalle loro coordinate geografiche originarie avendoli semplicemente portati sopra il telo. Sottolineiamo questo aspetto e facciamo presente che dopo la rimozione del telo, i sassi sarebbero tornati alla posizione iniziale. Ma non ci sono ragioni che tengano.
Il tono sempre più arrogante dei paladini dell’ambiente ha nel frattempo attirato l’attenzione di altri bagnanti che si schierano quasi interamente dalla nostra parte. I pochi che non lo fanno è perchè non capiscono cosa sta accadendo. Le nostre richieste di spiegazioni rimangono ferme ma non ottengono risposta. Siamo circondati dal gruppo di ambientalisti che continua a ripetere che i sassi non si spostano e basta, pur non conoscendo minimamente le ragioni di tale divieto. E’ evidente che sono stati indottrinati con i già citati metodi sovietici ed agiscono come automi ai comandi di un regista. Noi rimaniamo irremovibili sulle nostre posizioni: non abbiamo fatto alcunché per alterare l’ambiente circostante e non accettiamo un divieto da parte di personaggi che non riescono a fornire la benché minima spiegazione o riferimenti a precise ordinanze locali o leggi esistenti. Ormai si è scatenata una vera e propria ondata di profondo astio nei confronti di questi ambientalisti che vengono invitati da moltissimi altri bagnanti ad allontanarsi e ad cambiare i loro odiosi atteggiamenti da padroni dell’ambiente. Alla fine tornano al loro gazebo lanciando però minacce di denunce e di richieste di intervento dell’autorità.
Come non definire ottuso un atteggiamento del genere? Come non rendersi conto che questi comportamenti vanificano, agli occhi dell’opinione pubblica, gli innegabili meriti che le associazioni ambientaliste hanno? Non bastasse. Abbiamo infatti potuto accertare che l’episodio descritto non era un fatto isolato. Parlando con diversi abitanti dell’isola abbiamo appreso che sono veramente pochi coloro che condividono orientamenti estremisti di questo genere e sono invece molti coloro che non condividono l’atteggiamento da “padroni” di queste persone che continuano ad ostinarsi a voler considerare l’ambiente come qualcosa di intoccabile e gestibile esclusivamente secondo loro direttive.
Tornando comunque alla nostra esperienza, dopo un paio di giorni siamo tornati nuovamente a quella spiaggia. Era una giornata piovosa e non c’erano bagnanti. Il gazebo dell’associazione era sguarnito ed un solo addetto si aggirava per la spiaggia raccogliendo qualcosa in un secchio che poi andava a svuotare vicino ad un cumulo di pietre. Incuriositi ci siamo avvicinati. Stava raccogliendo pietre! Ma come? A noi era stato vietato di spostare quattro sassi da sotto a sopra un telo e questo stava togliendo dalla sabbia tutte le pietre che trovava? Oltretutto ne raccoglieva anche di grosse scavando con un bastone! Non potevamo fare a meno di chiedere spiegazioni …
In modo molto cortese ci ha spiegato che toglieva i sassi dalla spiaggia per agevolare il lavoro delle tartarughe durante lo scavo dei nidi per la deposizione della uova. Sempre più sconcertati abbiamo raccontato l’accaduto di alcuni giorni prima quando alcuni suoi colleghi si erano attirati l’ira della maggior parte dei bagnanti imponendo un divieto di cui non conoscevano minimamente le ragioni. Quando gli abbiamo fatto presente che sarebbe bastata una spiegazione di due parole - quella che ci aveva appena fornito lui stesso – per moltiplicare per mille, in un solo istante, la raccolta di sassi dalla spiaggia – sicuramente infatti tutti i frequentatori del luogo sarebbero ben felici di raccogliere due sassi a testa e deporli in una zona indicata dopo averli usati per fermare il loro teli – ha scosso la testa senza commentare.
Come definire se non ottuso un comportamento del genere da parte di una associazione ambientalista? Possibile che non si rendano conto di come potrebbe essere molto più efficace la loro opera se anziché “vietare” insegnassero ad “usare correttamente” l’ambiente? Altro che divieto di spostamento sassi su una spiaggia! Per ingrandire, cliccare sulle immagini.
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