| Prigionieri dell'albero degli zoccoli |
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Olmi, che è diventato famoso realizzando il film "L'albero degli zoccoli" che racconta la vita di miseria e di stenti di una famiglia contadina bergamasca nell'Ottocento, dovrebbe sapere (perché ce lo ha fatto sapere) in che stato ci si riduce, praticando un'agricoltura primitiva. Olmi però, invece di trarre lezione dal suo film, ne è rimasto imprigionato in una sorta di complesso di Stoccolma che si verifica quando i sequestrati finiscono per prendere le parti dei banditi, contro i poliziotti che li vogliono liberare.
Da qui l'idealizzazione dei tempi della miseria, trasfigurati da Olmi in un'età del benessere. Olmi, dice lui, ha portato sullo schermo "le facce espressive di un'agricoltura senza additivi". Una parola ("additivi") che fa paura ma che sarebbe come augurarsi "una medicina senza Tac". Affermazione, questa, che farebbe sorridere di compatimento a danno di chi la invocasse. Oltre tutto gli "additivi" sono quelle cose che "si aggiungono". Di per sé, quindi, gli additivi non sono né positivi né negativi. Per poterli giudicare bisogna sapere che cosa sono, non demonizzarli pregiudizialmente. Olmi, travolto dalla nostalgia, aggiunge: "Questi volti mi ricordano quelli delle nostre campagne ai tempi della mia infanzia.
Facce oneste, fisionomie dei campi arati, dei pascoli". E il suo co-autore, il poeta Piavoli, esperto di rime baciate ma carente in agronomia, aggiunge: "Il mio contadino usa strumenti primitivi, la zappa per aprire la crosta della terra, il rastrelli per liberarla dai sassi, la mani per deporvi i semi e per coprirli con estrema pazienza". Con un'agricoltura di questo tipo, precipiteremmo nel Medioevo, in mezzo a malattie alimentari (dal gozzo, all'anemia, alla pellagra, al tifo) e nel contesto di carestie devastanti. Per Olmi invece "nel giro di pochi anni, le colture industriali distruggeranno la fertilità delle zolle" Ma dove, ma quando? Nella Pianura Padana si pratica da decenni l'agricoltura detta industriale (in realtà è solo intensiva) ma la campagna non è mai stata cosi durevolmente produttiva. Per capirlo, basta guardarla del finestrino di un treno. La tecnologia non è un fine (buono o cattivo) ma solo un mezzo che può essere buono, se usato bene e cattivo se usato male. I nostri agricoltori la stanno, in genere, usando molto bene.
di Pierluigi Magnaschi - Italia Oggi – 14/02/2009
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Ermanno Olmi, in collaborazione con il poeta Franco Piavoli, ha girato il film "Terra madre" che è stato prodotto da Slow Food di Carlo Petrini (inutile precisarne l’orientamento politico – diciamo solo che è o è stato collaboratore dei più importanti quotidiani di sinistra). Il film è basato sull'assunto che l'agricoltura moderna, con tutte le sue diavolerie tecnologiche, ha desertificato il pianeta e che i prodotti agricoli di oggigiorno, quando va bene, sono solo pieni d'acqua e, quando va male, ti portano all'ospedale.