| Una scomoda verità |
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La Terra non ha la febbre, nei secoli passati è stata molto più calda e anche molto più fredda. Una Terra più calda fa bene alla vita, senza effetto serra il pianeta sarebbe gelido. L'anidride carbonica (CO2) favorisce la crescita della flora. L'aumento della sua concentrazione nell'atmosfera sarebbe una conseguenza del riscaldamento globale, non la sua causa. I cambiamenti climatici sono generati dai fenomeni naturali, soprattutto dall'attività del Sole. Le emissioni industriali incidono poco sul sistema climatico ... Sì, non sono frasi che si sentono spesso, vanno contro le argomentazioni prevalenti sui media e contrastano con convincimenti e allarmi tanto diffusi da essere diventati quasi verità. Eppure, quelle frasi, l'altra verità a proposito di cambiamenti climatici ed effetto serra, è quanto una parte sempre più ampia della comunità scientifica pensa, scrive e propone alle istituzioni nazionali e internazionali, senza avere avuto finora grande eco. Solo nelle ultime settimane, complice pure il grande freddo in Stati Uniti ed Europa, le tesi controcorrente si vanno facendo largo nell'opinione pubblica. Fino alle battute da bar, che pur sbrigative attestano un nuovo scetticismo: «Non è che questa storia del riscaldamento globale è una bufala?». Sta di fatto che premi Nobel, scienziati del clima, docenti universitari, esperti di ambiente iniziano a mostrarsi pubblicamente dubbiosi sul «global warming» e sulle previsioni catastrofiste di molti ambientalisti.
L'11 dicembre, a pochi giorni dall'insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che ha annunciato un piano a favore delle energie rinnovabili, 650 scienziati hanno presentato al Senato americano un dossier di 230 pagine in cui contestano le conclusioni allarmanti dell'Ipcc, l'Intergovernmental panel on climate change delle Nazioni Unite, e sostengono che il riscaldamento del pianeta è un fenomeno ciclico, non provocato dalle attività industriali. Il primo degli argomenti al centro delle polemiche sul clima riguarda l'anidride carbonica: il suo aumento, secondo i teorici del riscaldamento globale, sarebbe la causa scatenante dell' effetto serra, con aumento delle temperature globali. Tesi che trova oggi numerosi critici. Fra questi Fred Singer, già fondatore del National Oceanographic and Atmospheric Administration e direttore dell'Advisory Committee for Oceans and atmosphere (Nacoa). La conoscenza del bilancio dell'anidride carbonica, secondo Singer, è incompleta. Certamente è cresciuta la produzione di CO2 a causa delle attività umane, ma questa quota resta comunque marginale rispetto a quella generata dalla natura. «L'eventuale riscaldamento non ha cause antropiche ma dipende in gran parte dall' attività solare. Ed è probabile che le concentrazioni più elevate di CO2 in atmosfera favoriscano la crescita della flora» dice Singer a Panorama. Non solo, «grazie all'effetto serra il pianeta ha una temperatura media di + 15 gradi centigradi, senza sarebbe a -18». Altra voce fuori dal coro finora prevalente è quella di Ian Clark del dipartimento di scienze della Terra all'Università di Ottawa. Clark sostiene che nel corso della storia l'aumento di anidride carbonica è sempre stato una conseguenza, non già una causa, del rialzo delle temperature. Come fa a dirlo? Dall'analisi dei campioni di ghiaccio estratti dalla calotta artica risulta che è la CO2 a seguire l'aumento della temperatura, non viceversa. Il fenomeno si spiegherebbe con il comportamento degli oceani, che immettono 80 gigatonnellate di CO2 all'anno; l'immissione di CO2 da attività antropiche è stimata a sole 7 gigatonnellate. Philip Stott, professore emerito di biogeografia alla School of oriental and afri¬an studies (Londra), ricorda in aggiunta che gli oceani scambiano più CO2 con l'atmosfera quando la temperatura si alza, e la trattengono quando si abbassa. È vero che l'umanità non ha mai prodotto tanta anidride carbonica come oggi. Ma quanta è di origine antropica? In un rapporto presentato nel 1995 al Congresso degli Stati Uniti, i relatori John R. ]ustus e Wayne A. Morrissey hanno confrontato gli studi in materia, concludendo che le attività umane contribuiscono per il 5 per cento alla CO2 in atmosfera, mentre il 95 per cento è di origine naturale. Studi più recenti stimano la percentuale umana al 5 e al 10 per cento. Nel 2006 è bastata un'eruzione vulcanica del Monte Derapi, in Indonesia, per scaricare una colonna di anidride carbonica alta più di 3 mila metri. E si calcola che i vulcani in attività sul pianeta siano almeno 1.500. Qual è il senso di queste stime ridimensionate? Non certo quello di ignorare le conseguenze di uno sviluppo economico poco attento alla difesa dell' ambiente. Gli scienziati che rifiutano il catastrofismo non sottovalutano, per esempio, l'inquinamento, emergenza per ecosistemi fragili in Africa, Asia, Sud America e per la salute umana; o il diboscamento. Altro cavallo di battaglia di certi gruppi ambientalisti è il paventato scioglimento dei ghiacciai polari. Ma anche in questo caso lo spauracchio non è la realtà. Fino al 1979 i ghiacci polari erano cresciuti in estensione. Dal 1980 al Polo Nord si sono ridotti gradualmente, fino al 2006. Nel 2007 sono tornati a espandersi, secondo gli ultimi rilevamenti. Petr Chylek e M.K. Dubey, del Laboratorio nazionale di Los Alamos, insieme con G. Lesins della Dalhouse University di Halifax, hanno pubblicato nel 2006 uno studio (Geophysical researcb letters) in cui dimostrano che la massa glaciale della Groenlandia è stabile o addirittura in crescita. Fred Goldberg, esploratore artico e segretario del Polar club svedese che ogni anno visita i ghiacciai, ha riferito che nell'estate 2008 i ghiacci intorno al nord della Groenlandia erano più estesi di mezzo milione di kmq che nell'estate 2007. Anche nell'emisfero Sud i ghiacci antartici sembrano in crescita. L'Università dell'Illinois, che elabora i dati del National snow on ice data center del Colorado (fa parte della Nasa e studia la criosfera terrestre), ha reso noto nell’ottobre 2007 che la banchisa antartica aveva raggiunto un record di estensione. Nel settembre di quell'anno i ghiacci del Polo Sud coprivano 16,17 milioni di kmq, superando il record di 16,03 milioni del 2005. Per spiegare quanto sta accadendo ai poli, gli scienziati Shoshiro Minobe, Akira Kuwano- Yoshida, Nobumasa Kornori, Shang-Ping Xie e Richard ]ustin Small hanno scritto su Nature (13 marzo 2008) che l'eventuale riduzione dei ghiacci del Polo Nord non sarebbe dovuta all' effetto serra bensì all'effetto della corrente del Golfo (va dal Golfo del Messico all'Atlantico settentrionale). Nella lunga storia della Terra, peraltro, per almeno quattro volte i poli si sono sciolti e ricostituiti. Nel Mesozoico (da 245 a 65 milioni di anni fa) il pianeta era così caldo da permettere la vita ai dinosauri. Nel 3000 a.c. il clima sulle Alpi era subtropicale umido. Caldissimo è stato il periodo tra l'800 e il 1200 d.C., tanto che i climatologi lo chiamano «periodo caldo medioevale». In quegli anni Erik il Rosso riuscì a navigare fino a una gigantesca isola così libera da ghiacci da prendere il nome di Greenland, Terra verde, l'odierna Groenlandia. Secondo Brian Fagan, docente di archeologia all'Università della California, le temperature estive di quegli anni furono «più alte di quelle del 20° secolo». Dal 1350 fino al 1850 tornò il grande freddo. Un periodo mite si verificò tra il 1850 e il 1940 (con l'anno più caldo del secolo nel 1934). È chiaro dunque, riassumono gli scettici del riscaldamento globale, che le variazioni climatiche sono largamente indipendenti dalle attività umane. Joanne Simpson, scienziata dell'atmosfera e una dei firmatari del rapporto dei 650 (autrice di oltre 190 studi), ha scritto: «Il fondamento della tesi secondo cui le emissioni umane di gas serra sono la causa del riscaldamento è quasi tutto basato sui modelli climatici. E tutti noi conosciamo la fragilità dei modelli riguardanti il sistema aria-superficie». Sui modelli matematici si basano molte delle proiezioni più allarmistiche sul clima futuro (innalzamento del livello degli oceani, scioglimento di ghiacciai artici e di montagna ... ). Ma anche qui le certezze sono poche. «Il fatto che misure indipendenti, da stazioni a terra e da satellite, indichino che le temperature globali non salgono più dal 1998 deve far riflettere sulla capacità di leggere e prevedere il sistema climatico attraverso modelli matematici» avverte Luigi Mariani, docente di agrometeorologia all'Università di Milano. «Uno dei peggiori errori che si possa compiere è considerare il sistema climatico ormai senza segreti, mentre le sue complessità e variabilità sono innumerevoli». A questo proposito, lo stesso Ipcc (ne! rapporto 2001) ricorda che «nella ricerca sul clima e nella simulazione al calcolatore dobbiamo essere consapevoli che stiamo trattando un sistema caotico non lineare e che, pertanto, non sono possibili previsioni a lungo termine». Tra i tanti e poco conosciuti effetti sul clima ci sono il ruolo svolto dalle nuvole, il fenomeno di raffreddamento indotto dal vapore acqueo, lo scambio gassoso tra oceani e atmosfera. E il ruolo svolto dal Sole. Nel libro “The Chilling Stars - a new theory of climate change”, il fisico Henrik Svensmark (che al Danish national space center studia gli effetti dei raggi cosmici sulla formazione delle nuvole) e il giornalista scientifico Nigel Calder hanno messo a confronto vari studi. Concludendo che esiste una stretta correlazione fra temperature terrestri e intensità e variabilità dei raggi cosmici galattici modulati dall'attività solare. «Chiunque sostenga che il dibattito sul clima è chiuso mostra un approccio non scientifico verso una delle questioni centrali del nostro tempo» ha scritto nel rapporto dei 650 «eretici» Pal Breckle, fisico solare che ha pubblicato oltre 400 articoli sul legame fra attività solari e temperature terrestri. «Il riscaldamento globale è diventato una nuova religione» ha aggiunto il premio Nobel per la fisica Ivar Giaever. «Ma io sono e rimango scettico». di Antonio Gaspari e Riccardo Cascioli – Panorama del 22/01/2009 Altri link: Skeptical Science – Tom Nelson blog
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Sono sempre più numerosi gli scienziati che contestano la tesi dei cambiamenti climatici indotti dall’uomo. Le nostre emissioni di CO2 non causano l’effetto serra. E non è vero, sostengono fra l’altro, che i ghiacci si stiano sciogliendo. 650 scienziati hanno presentato al Senato americano un dossier di 230 pagine in cui contestano le conclusioni allarmanti dell'Ipcc.
